Ibiza in famiglia: il viaggio che non ti aspetti

Sono una mamma, una moglie, un avvocato che scrive per mestiere e per passione. Nella vita mi occupo di pubblica amministrazione e collaboro con riviste giuridiche specializzate. Le mie giornate scorrono tra articoli di legge, regolamenti, sentenze. Ma quando si parte, tutto cambia. La scrivania si svuota, i codici si chiudono, e si apre un orizzonte nuovo. Il viaggio, per me, è questo: una forma concreta e intensa di libertà, fatta di odori diversi, ritmi lenti, parole nuove e occhi che si meravigliano. Anche i miei.

La passione per i viaggi mi accompagna da sempre. Da bambina partivo con i nonni e gli zii, poi con i miei genitori. Oggi viaggio con mio marito e i nostri gemelli, che con la loro curiosità trasformano ogni destinazione in un’avventura. Ho capito, viaggiando con loro, che un viaggio non è solo uno spostamento: è un modo per conoscersi di nuovo, per diventare complici, per scoprire che si può crescere insieme, anche se si è già grandi.

     

 

Da più di trent’anni, l’agenzia Barbarossa ci accompagna. Ci conosce, ci ascolta, e trasforma i nostri desideri in partenze. A loro affido l’organizzazione. A me resta la parte che preferisco: raccontare ciò che resta nel cuore.

È da qui che nasce questa rubrica. Non per suggerire itinerari o elencare monumenti, per questo esistono guide e siti, ma per raccontare perché partire. Cosa succede davvero quando si viaggia in famiglia. Cosa si prova, cosa si impara. E cosa ci si porta a casa, oltre alle foto. I bambini e i ragazzi che viaggiano hanno un passo in più degli altri: diventano più curiosi, più pronti al mondo.

Era l’estate del 2013. Decidemmo di non partire ad agosto, troppo caro, troppo affollato, ma a luglio, quando il sole è già pieno e le spiagge sono ancora vivibili. Scoprimmo così un’Ibiza diversa: non quella dei locali sfrenati e delle notti infinite, ma un’isola più silenziosa, più autentica, fatta di terra rossa, pini marittimi e luce dorata.

Certo, le luci, la musica e le feste restano parte del suo fascino, ma basta allontanarsi un po’ dalle zone più battute per incontrare un mondo completamente diverso. Nella parte meno turistica, l’atmosfera cambia: il tempo rallenta, l’aria profuma di mare e di macchia mediterranea, e i tramonti si tingono di colori che restano impressi nella memoria.

Le spiagge più nascoste sono veri angoli di paradiso, con sabbia dorata e acque limpide che sfumano dal turchese all’azzurro profondo. Lì si respira la vera Ibiza: quella calma, essenziale e silenziosa, fatta di natura e di bellezza semplice. È un’isola che sa sorprenderti quando smetti di inseguire il divertimento e inizi ad ascoltare il suo ritmo lento, quello del vento tra gli ulivi e delle onde che si infrangono dolcemente sulla riva.

Ibiza, al di là dei luoghi comuni, ha un’anima doppia: vivace e frenetica in superficie, ma profondamente serena e accogliente nel cuore. Ed è forse proprio lì, in quella parte nascosta e vera, che io l’ho amata davvero.

Eravamo in otto: due gemelli piccoli, due genitori e quattro nonni. Tre generazioni stipate nello stesso pulmino, con Fabio alla guida e la valigia piena di aspettative. Volevamo vivere l’isola senza fretta, senza filtri, lasciandoci guidare dai ritmi lenti del sole e del vento.

Un giorno decidemmo di risalire verso nord. Lontano dalla confusione ci accolse un paesaggio intatto e selvaggio: muretti a secco, sentieri nascosti, calette silenziose e un mare cristallino. Un’Ibiza che non si trova nei cataloghi, ma solo nei racconti di chi l’ha vissuta davvero.

Eppure, non fu solo quiete. Una sera ci lasciammo trasportare dalla sua anima più vivace: luci, musica e risate nel cuore della città, ognuno con la propria energia, ma uniti da un’unica voglia: vivere, insieme.

Quella vacanza però ci mise subito alla prova. Uno dei gemelli si fece male prima ancora di partire: punti, fasciatura e un po’ di paura. All’arrivo, l’altro si ammalò: febbre a 39. Ma niente panico. Avevamo pensato a tutto. L’assicurazione era fatta e la nostra agenzia, come sempre, era pronta a supportarci. Un pediatra arrivò in hotel, gentile e competente. Tutto si risolse con calma. E poi, come se non bastasse, la borsa di mia madre sparì in spiaggia. Anche quello.

Ma sapete una cosa? È stato uno dei viaggi più belli che abbiamo fatto. Forse proprio perché le difficoltà ci hanno ricordato che viaggiare in famiglia è questo: accettare l’imprevisto come parte dell’avventura.

Alla prossima partenza.

Carolina Vallini