I Gemelli in valigia
La Maremma dei ricordi: Principina, il Parco dell’Uccellina e i fenicotteri della Diaccia Botrona
Il viaggio è arrivato così nella mia vita, come una pausa necessaria, come un cambio di ritmo. All’inizio era solo mio, un modo per allontanarmi dal rumore e rimettere ordine nei pensieri. Poi, senza accorgermene, è diventato nostro.
Oggi il viaggio ha il passo della famiglia, fatto di camminate lente, di soste improvvisate, di domande curiose che arrivano quando meno te le aspetti. Ha lo stupore negli occhi dei bambini (ormai ragazzi), la loro capacità di trasformare ogni luogo in un’avventura e ogni dettaglio in una scoperta. Viaggiare insieme significa imparare a guardare il mondo da un’altezza diversa, più bassa forse, ma infinitamente più autentica. È un modo diverso di stare insieme, lontano dalle abitudini e dalle distrazioni quotidiane. Un tempo sospeso in cui ci si ascolta di più, ci si racconta meglio, ci si riconosce. I luoghi diventano lo sfondo, ma il centro resta ciò che accade tra di noi, una risata condivisa, una mano che cerca l’altra, un ricordo che nasce senza farsi notare e che poi, a distanza di anni, torna a bussare. Così ogni partenza smette di essere solo uno spostamento e diventa un’esperienza che cresce con noi, che cambia forma nel tempo, ma conserva sempre lo stesso valore…. quello di un viaggio che non finisce quando si torna a casa, perché continua a vivere nei gesti, nelle immagini e nelle emozioni che restano.
Era agosto del 2016 quando Principina a Mare diventò il nostro rifugio quotidiano. Spiagge infinite di sabbia dorata, interrotte solo da dune e pini marittimi che regalano ombra e silenzi. Nessuna folla invadente, solo il mare, il vento e il canto dei gabbiani. I bambini correvano sulla battigia, lasciando impronte che il mare cancellava in un attimo. Io, intanto, mi perdevo in quell’orizzonte senza fine, sentendo il cuore alleggerirsi, come se il mare sapesse esattamente dove andare a cercarmi. Principina non è un posto comune, è un luogo sospeso, dove sembra che il tempo si sia fermato a un’estate di tanti anni fa. Qui tutto è semplice, tranquillo, autentico.
Da quella quiete naturale nacque il desiderio di esplorare ciò che ci circondava. Il Parco dell’Uccellina ci accolse con i profumi intensi di una natura incontaminata, ruvida e generosa. Camminare lungo i suoi sentieri fu come entrare in un mondo parallelo. Durante una passeggiata guidata da un biologo, i bambini ascoltarono rapiti le storie di insetti e piccoli animali che di solito passano inosservati. Prima li guardavano con timore, poi con curiosità, fino a sorridere davanti alla magia della natura. La giornata si concluse con un bagno in un angolo nascosto del parco, dove il silenzio era interrotto solo dal fruscio delle foglie e dal volo improvviso di un airone, lì il tempo sembrava respirare piano, insieme a noi.
Non tutte le giornate, però, furono fatte di silenzi e lentezza. Un giorno, con qualche esitazione, decisi di portarli all’Acqua Village di Follonica. Non amo i luoghi affollati, ma vedere i loro sorrisi mentre correvano tra scivoli e giochi d’acqua mi ripagò di tutto. Le loro risate, mischiate al fragore delle cascate, erano una musica impossibile da ignorare, capace di contagiare anche me.
Un giorno, partendo da Principina, ci venne voglia di cambiare ritmo e andare alle Cascate del Mulino, poco fuori Saturnia, nell’entroterra maremmano. In meno di un’ora lasciammo il mare alle spalle e ci ritrovammo tra colline silenziose. Arrivati lì, capimmo subito perché quel posto stupisce così tanto, c’è pochissimo della mano dell’uomo, tutto sembra nato e cresciuto seguendo solo il tempo e la natura. L’acqua scorreva sulle rocce con un movimento continuo e armonioso, formando vasche irregolari, modellate lentamente nei secoli. I bambini si muovevano con curiosità, quasi in ascolto, mentre io e Fabio restammo qualche istante fermi a osservare, colpiti da quella bellezza semplice e autentica. Ci fermammo senza fretta, più del previsto, e tornammo via con quella sensazione semplice di aver scoperto un posto vero, uno di quelli che restano.
Poi arrivò la gita a Castiglione della Pescaia e l’escursione in barchino nella Diaccia Botrona. Scivolare lentamente sulle acque calme fu come entrare in un dipinto vivente. Gli occhi dei bambini correvano ovunque, i fenicotteri rosa, che parevano macchie di sogno, gli aironi che planavano leggeri, i riflessi dorati del tramonto sull’acqua. La Casa Rossa Ximenes si specchiava nel canale come una sentinella del passato. Ci raccontarono che un tempo lì si estendeva il grande Lago Prile, prosciugato secoli fa: ascoltare quella storia, immersi in quel silenzio, era come tenere insieme passato e presente in un unico filo. I fenicotteri, con la loro eleganza irreale, lasciarono tutti senza parole. I bambini li osservavano a bocca aperta, increduli che creature così fragili e meravigliose potessero vivere proprio davanti a noi.

Fu da Castiglione che, un altro giorno, partimmo su un battello che profumava di salsedine e promesse. I bambini erano eccitati, con i cappellini storti e gli occhi puntati sull’orizzonte, mentre il mare si apriva davanti a noi come una strada blu. Quando l’Isola del Giglio apparve all’improvviso, sembrò quasi un miraggio, arrivarci dava la sensazione di entrare in un altro tempo, più lento e gentile. Il porto ci accolse con le sue case multicolore, ordinate e luminose, come se qualcuno le avesse dipinte apposta per far sorridere chi sbarca. Camminavamo mano nella mano tra le barche e le viuzze, fermandoci a osservare i pescatori, i gatti sonnolenti all’ombra, le scalette che scendevano verso un mare incredibilmente trasparente. I bambini facevano mille domande, indicavano i pesci visibili già dal molo, stupiti dal fatto che l’acqua potesse essere così chiara. Io li guardavo e pensavo che luoghi come questo hanno un potere raro, insegnano la bellezza senza bisogno di spiegazioni, semplicemente lasciandosi vivere. Tornammo sul battello stanchi e felici, con la pelle salata e il cuore pieno, certi che quella giornata sarebbe rimasta con noi molto più a lungo di qualsiasi souvenir.
E proprio lì ho capito che forse le vacanze sono questo, non un cliché da ripetere ogni anno, non il solito mare di sempre. A volte siamo un po’ prigionieri delle abitudini, convinti che vacanza significhi solo spiaggia e ombrellone. Invece no. Le vacanze possono cambiare forma negli anni, crescere con noi e con i nostri figli. Possono essere mare, certo, ma anche natura, città, montagne o semplicemente esperienze nuove. L’importante è che ci facciano uscire, anche solo per un attimo, dalla nostra comfort zone.
E c’è un’altra certezza che accompagna da sempre i nostri viaggi, quella di affidarci a chi sa guidarci. Da oltre trent’anni, la mia bussola esterna è l’Agenzia Viaggi Barbarossa. Non è solo un’agenzia, ma una garanzia di vacanza serena, senza intoppi, organizzata con cura e passione. Un punto fermo che trasforma il viaggio in un’esperienza senza pensieri, perché dietro ogni partenza c’è qualcuno che ha già pensato a tutto.
Quella vacanza fu un intreccio perfetto, la pace senza tempo di Principina, le avventure nei parchi, le scoperte nelle riserve naturali. Ogni giorno ci donava qualcosa di diverso e i bambini, con i loro occhi limpidi, ci ricordavano che il mondo è ancora un luogo pieno di meraviglie da rispettare. Siamo tornati a casa con fotografie e ricordi, ma soprattutto con la consapevolezza che la vera ricchezza sta nella semplicità e nella capacità di lasciarsi stupire.
Ogni tappa è un dono che custodiamo nel cuore.
Vi aspetto alla prossima scoperta.
Carolina Vallini