I Gemelli in valigia
Dove il cuore torna sempre: la nostra Liguria
Ci sono luoghi che non si scelgono, ma che ti crescono dentro e ti accompagnano per tutta la vita. In questa rubrica racconto viaggi che hanno un’anima, fatti di ricordi, affetti e ritorni, nati spesso grazie a Barbarossa Viaggi, che da anni accompagna le mie partenze e quelle della mia famiglia.
Oggi vi porto con me in un luogo che non è solo una destinazione, ma un pezzo di cuore. È la mia seconda casa, dal 1977 a oggi, il posto che per me resta il più bello del mondo. La Liguria, tra Santa Margherita Ligure e Portofino, con una casa affacciata sul blu, incastonata tra il verde intenso della macchia mediterranea e l’azzurro profondo del mare. Dire che ci sono affezionata sarebbe riduttivo. Qui ho imparato a riconoscere il rumore del vento tra le persiane, l’odore salmastro che arriva la sera, la sensazione della pelle calda di sole dopo un giorno sugli scogli. Qui ho trascorso le estati della mia infanzia e adolescenza, giorni di luce, di risate e di salsedine che ti rimangono addosso come un profumo che non vuoi perdere.

Prima di avere i ragazzi, io e Fabio ci venivamo spesso, persino in moto, gustandoci la libertà di quelle fughe improvvisate. Con due bimbi piccoli, questo posto può sembrare una sfida: il mare che si fa subito profondo, i sassi che scivolano sotto i piedi, il sole che picchia forte. Eppure è una bellezza che ripaga di ogni sforzo. Quando finalmente ti immergi e lasci che quel blu trasparente ti avvolga, ogni fatica si dissolve. Nuotare qui è come entrare in un sogno liquido, dove il sole ricama sull’acqua riflessi di smeraldo e l’unico suono è il ritmo lento del tuo respiro. Così, anche quando sembrava complicato, il filo invisibile che mi lega a questo luogo non si è mai spezzato. Ho sempre saputo che un giorno ci sarei tornata con loro, per farli innamorare della stessa meraviglia che porto dentro da sempre. E così è stato. Ho voluto che imparassero a nuotare bene, perché potessero vivere queste acque senza timore, sentendosi parte di esse. Il giorno in cui li ho visti tuffarsi tra le onde di Paraggi con la sicurezza di chi conosce il mare, ho capito che questo luogo stava diventando anche casa loro. La baia di Paraggi, per me, non ha rivali. È un piccolo anfiteatro naturale dove il verde scende fino a baciare l’acqua e l’acqua, di un turchese quasi irreale, cambia sfumature a ogni ora del giorno. Al mattino presto sembra cristallo liquido, trasparente fino a vedere ogni granello di sabbia. A mezzogiorno brilla come un gioiello sotto il sole. Al tramonto si veste di oro e rame, riflettendo il cielo in un abbraccio silenzioso. Ogni volta che ci torno mi stupisco come se fosse la prima. Resto immobile qualche istante, a respirarne la bellezza, incredula che un luogo così esista davvero e che io possa chiamarlo mio. Amo la passeggiata che porta a Portofino, fatta in silenzio, con il profumo resinoso dei pini e il ritmo lento delle onde che si infrangono sugli scogli sotto il sentiero.

E poi c’è un luogo nascosto tra le pieghe più segrete del Tigullio, dove il tempo rallenta e la bellezza si fa silenzio. San Fruttuoso non si raggiunge per caso. Ci si arriva solo a piedi, camminando avvolti dal profumo legnoso del Parco di Portofino, oppure via mare, scivolando sull’acqua turchese che, a tratti, pare appartenere a qualche remota isola polinesiana. Appare all’improvviso, come un miraggio tra le rocce, con la sua abbazia millenaria abbracciata dai cipressi e dalle montagne e una spiaggia piccola, di ciottoli, dove il mare arriva piano, limpido come vetro soffiato. Non ci sono strade, non ci sono auto. Solo il suono dei gabbiani, il fruscio delle onde, il sole che danza sull’acqua. È un luogo sospeso tra sogno e leggenda. Qui la pietra racconta storie di monaci, pescatori e viaggiatori perduti. Chi ci arriva, dopo una lunga camminata o cullato dal rollio lento di una barca, ha la sensazione di essere naufragato in un piccolo paradiso, lontano da tutto, persino dal mondo. San Fruttuoso non si visita, si scopre. E una volta scoperto, rimane cucito dentro, come un segreto condiviso con il mare.
Con il tempo, la Liguria è diventata il nostro punto di partenza per mille scoperte. L’Acquario di Genova, con i delfini che sembrano sorridere ai bambini. Camogli con le facciate colorate. Recco con il profumo della focaccia appena sfornata. Chiavari, Zoagli, Sestri Levante e Lavagna, ognuna con la sua anima e la sua voce. E poi c’è il cibo, che qui è un abbraccio al palato. Il pesto verde e profumatissimo, la focaccia calda che scrocchia sotto i denti, le trofie che trattengono il sapore del basilico e dell’olio buono. Ogni pasto è un ricordo che si aggiunge alla collezione di emozioni. Ci sono state anche avventure oltreconfine. Montecarlo, con il Museo del Mare e il brivido di camminare sul circuito di Formula 1. La Costa Azzurra, tra Nizza e Cannes, elegante e luminosa. Milano con le sue sorprese. E le Cinque Terre, cartoline vive sospese tra cielo e mare.

Ma c’è una giornata che porto nel cuore più di tante altre. Maggio 2023, una gita a Santa Margherita Ligure con sessanta persone, tra ragazzi e genitori della squadra di calcio Romaiano 2008. Il meteo prometteva pioggia, ma io avevo già affittato un pullman e un battello. Alla fine, come in un regalo inatteso, il cielo si è aperto, il sole ci ha scaldati e il mare ci ha accolti con un turchese così limpido da sembrare irreale. Sono momenti come questi a ricordarmi perché amo tornare qui. Perché ogni volta che varco quella porta affacciata sul mare mi sembra di entrare in un luogo sospeso, dove il tempo rallenta e i ricordi si intrecciano con il presente. Il rumore delle onde è lo stesso che sentivo da bambina, ma ora lo ascolto circondata dalle risate dei miei figli. Ecco, viaggiare per me non significa attraversare oceani. A volte basta un giorno, una camminata tra i pini, un piatto di trofie al pesto, un tuffo improvvisato. Basta tornare dove il cuore sa già la strada.
Al prossimo racconto di “I Gemelli in Valigia”, dove ogni viaggio è una storia e ogni storia è un invito a partire.
Carolina Vallini