I gemelli in valigia
Sardegna: un incanto che non finisce mai
Ci sono viaggi che non si misurano in chilometri ma in emozioni. Ogni sosta diventa ricordo, ogni strada una sorpresa, ogni sorriso un bagaglio leggero che arricchisce senza pesare. Le mie giornate scorrono veloci tra codici e scadenze, ma è nei viaggi che ritrovo il respiro: fotografie imperfette, biglietti conservati, itinerari nati per caso che si trasformano in tesori di famiglia.
Non parto mai da sola: mio marito e i miei gemelli rendono ogni passo un’avventura e mi insegnano a guardare il mondo con occhi nuovi. C’è poi un filo sottile che lega le nostre partenze da oltre trent’anni: l’Agenzia Viaggi Barbarossa, presenza discreta e fidata che accompagna la mia famiglia da generazioni.
Viaggiare, per me, significa avere accanto chi amo e la voglia di lasciarsi sorprendere.
Era il 2013: tornati da Ibiza, che avevamo visitato a luglio, partimmo per la Sardegna. Per me non era una novità, anzi: quell’isola era ed è un posto speciale. Da bambina e da ragazza ci ero stata tante volte, e con Fabio, quando eravamo fidanzati, l’avevamo girata in moto, liberi, spinti soltanto dalla voglia di scoprire: curve tra i monti, strade che si aprivano su un mare turchese, spiagge segrete che sembravano dipinte da un artista. In quegli anni avevo avuto modo di conoscere anche le isole intorno alla Sardegna, come l’arcipelago della Maddalena e l’Asinara, luoghi che avevano aggiunto nuove sfumature a quel legame profondo con questa terra. Ogni angolo mi era familiare, eppure tornarci con i bambini diede a tutto un significato diverso.

La Sardegna ci accolse con i suoi profumi inconfondibili: il mirto intenso, la salsedine che resta sulla pelle, il vento leggero che accarezza e quei colori che non smettono mai di stupire, il blu profondo del mare, il bianco della sabbia sottile, il verde aspro della macchia mediterranea.
Di mari ne ho incontrati molti. In Italia, penso subito alla Sardegna: trasparenze che sembrano cristallo, mille sfumature di azzurro. In Europa porto nel cuore Formentera, con i suoi silenzi e le spiagge bianche. Nel mondo, le Maldive e le Bahamas: due modi diversi di dire paradiso. Ma ho capito che il mare, da solo, non basta: cerco storie, persone, luoghi che restino.
Per questo, della Sardegna mi incanta anche l’entroterra: i nuraghi che spuntano tra i campi, i muretti a secco, i profili del Supramonte; i paesi della Barbagia dove il tempo sembra più lento; il pane carasau croccante, il formaggio che sa di erbe, i canti che riempiono le piazze d’estate. E poi gli animali che non ti aspetti: i fenicotteri che colorano gli stagni vicino al mare, come un segreto rivelato all’improvviso.



I ragazzi sono rimasti affascinati. Da piccoli, il mare è soprattutto un grande gioco d’acqua: tuffi, risate, secchielli pieni di sabbia. Ne colgono la bellezza senza saperla ancora distinguere davvero, ed è giusto così. A loro basta lo stupore immediato; a noi resta una dolce nostalgia, quella di un incanto che riconosciamo nelle diverse tonalità del mare.
Le nostre vacanze cambieranno insieme alla loro crescita. Oggi è il tempo della scoperta, domani cercheranno altro. Ogni età ha il suo modo di viaggiare, e ogni viaggio lascia un segno diverso.
Quella volta non riuscimmo a portarli sulle isole minori, La Maddalena, l’Asinara, Tavolara, San Pietro, Sant’Antioco, piccoli mondi dove l’acqua è ancora più chiara e le storie più antiche. È un piccolo rimpianto, ma anche una promessa: torneremo, e allora potranno respirare quella magia.
La Sardegna è una terra che non si esaurisce in un solo viaggio. Non la visiti una volta soltanto: la vivi, la ritrovi, la impari poco alla volta, spiaggia dopo spiaggia, paese dopo paese, isola dopo isola.
Ogni partenza lascia un’ancora che ti chiama indietro.
Alla prossima, con la valigia piena di sogni, conchiglie in tasca, sabbia nei sandali e il cuore pronto a meravigliarsi.
Carolina Vallini